Eventi 2025

Congresso Nazionale SIA 2025

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“Digitale sì, digitale no? Soluzioni a confronto”

Dott. Marco Iorio
Prof. Tiziano Testori
dott. Giuseppe Ramundo
ODT. Antonio Lazetera

Il Congresso SIA 2025 ha rappresentato un momento di confronto maturo e concreto sul ruolo del digitale nella clinica quotidiana: non più una novità da esplorare, ma uno strumento potente che, se compreso nei suoi limiti e potenzialità, permette di elevare la qualità delle riabilitazioni.
Il messaggio che ha attraversato tutte le relazioni è stato chiaro: digitale sì, quando nasce da solide basi. Il digitale è un alleato potente, ma richiede metodo, conoscenza e capacità critica per essere davvero utile.

La giornata si è aperta con la relazione del Dr. Marco Iorio, che ha riportato l’attenzione sui fondamenti tecnici del digitale, ponendo l’accento sulla necessità di capire davvero come funzionano gli strumenti digitali per ottenere risultati predicibili. Partendo da un parallelo storico – dall’“età dell’oro” in cui la precisione veniva verificata sulle prove in oro, fino alla più recente “tolleranza” del digitale dei primi anni 2000 – ha mostrato come oggi sia possibile tornare ad altissimi livelli di accuratezza e precisione, a patto di rispettare protocolli e limiti delle macchine. Il messaggio finale è stato chiaro: il digitale dà il massimo solo quando è l’operatore a rispettarne le regole.

Abbiamo poi proseguito la giornata con la relazione del Professor Tiziano Testori che ha portato una visione chirurgico-protesica completa sul restauro delle arcate edentule, mostrando come il percorso full digital possa diventare minimamente invasivo, predicibile e protesicamente guidato. Il cuore della relazione è stato ribadire che l’implantologia non è una disciplina a sé, ma una tecnica che deve integrarsi con occlusione, protesi, parodonto e valutazioni estetiche e il digitale si inserisce in questo quadro come strumento per migliorare la diagnosi e la pianificazione, non per sostituire competenze tradizionali.
Il Prof. Testori ha spiegato come il digitale consenta oggi una pianificazione estremamente accurata dell’edentulo, dalla definizione della dimensione verticale fino alla compensazione delle discrepanze scheletriche. Le guide sequenziali e i prototipi stampati permettono di arrivare all’intervento con una visione molto chiara del risultato finale, pur senza dimenticare che la gestione dei tessuti molli, dei fornici e della gengiva cheratinizzata resta un territorio interamente analogico.
Il digitale, nelle sue parole, non sostituisce la conoscenza: ne amplifica l’efficacia.

Dopo la pausa pranzo abbiamo ripreso il confronto con la stimolante relazione del Dr. Giuseppe Ramundo che ha riportato l’attenzione sul delicatissimo tema dell’estetica nel settore anteriore, forse l’ambito in cui il digitale genera più aspettative ma anche più rischi se usato senza criterio. Ramundo ha presentato un approccio basato su pochi concetti chiari da cui derivano una serie di decisioni che spaziano da soluzioni protesiche conservative a tecniche implantari immediate o dilazionate.
Il digitale entra in questo scenario come uno strumento potentissimo di progettazione e visualizzazione che deve essere profondamente conosciuto dal clinico in maniera tale da indirizzarne le risorse a favore di un risultato estetico e funzionale basato su tre pilastri biologici fondamentali ovvero tempo, volume e spazio.

Infine, a chiudere la giornata, la relazione dell’Odt. Antonio Lazetera dal taglio estremamente pragmatico. Il digitale, ha ricordato, non serve a fare cose nuove e non significa complicare, ma rendere il lavoro più fluido, più comunicabile e più predicibile. Il digitale offre un vantaggio enorme: permette a odontoiatra e odontotecnico di lavorare con una visione comune e anticipata, riducendo margini di errore e ottimizzando i tempi. Tuttavia questo vantaggio esiste solo quando si seguono protocolli chiari, un team affiatato e la disponibilità a investire tempo nello studio e nell’apprendimento delle tecniche digitali.
Il digitale, ha sottolineato, non è una scorciatoia, ma un metodo; e come ogni metodo funziona solo se lo si applica con disciplina.
Lazetera riporta quindi il digitale al suo posto naturale: non un fine, ma uno strumento che funziona solo dentro una squadra competente.

La conclusione che possiamo trarre da questa splendida giornata di aggiornamento è che la contrapposizione “digitale sì, digitale no” è ormai superata. Il digitale non è un’alternativa all’analogico: è una sua evoluzione, una sua estensione, uno strumento che rende più preciso ciò che già sappiamo fare e che amplifica — non sostituisce — la qualità del ragionamento clinico.
Il messaggio finale, condiviso da tutti i relatori, è semplice e potente: il digitale non è un punto di arrivo, ma un percorso che ha senso solo se camminato con consapevolezza ed innovazione e tradizione non sono due estremi ma due metà dello stesso percorso.

Andrea Martina Montegrosso

Cena pre-congresso (venerdì 28)
congresso (sabato 29)

Come ogni anno, l’incasso del Congresso SIA verrà devoluto in beneficenza ad una associazione ONLUS diversa.


Dott. Alessio Casucci
Odt Alessandro Ielasi

La giornata ha visto protagonisti il Dott. Alessio Casucci, odontoiatra esperto in protesi rimovibile e flussi digitali, e l’Odontotecnico Alessandro Ielasi, che ha portato la prospettiva del laboratorio e la sua esperienza nella realizzazione di protesi totali.
L’incontro ha offerto un confronto concreto e dinamico tra clinico e tecnico, concentrandosi sul modo in cui la protesi totale sta evolvendo alla luce delle nuove tecnologie digitali, senza perdere il valore delle metodiche analogiche consolidate.
L’attenzione è stata rivolta in particolare ai workflow completi analogici, digitali e ibridi, e alla gestione dei pazienti edentuli in diverse condizioni cliniche: chi affronta per la prima volta la perdita dei denti e chi invece è già portatore di protesi da tempo e necessita di una riabilitazione aggiornata.
La protesi totale continua a rappresentare una delle sfide più complesse e formative per l’odontoiatra.
L’introduzione di strumenti digitali, dalla scansione delle arcate alla progettazione virtuale fino alla stampa o fresatura dei manufatti, ha aperto nuove possibilità di controllo, precisione e ripetibilità. Tuttavia, la dimensione analogica rimane fondamentale per la sensibilità estetica e funzionale, per la gestione dei tessuti molli e per l’adattamento progressivo del paziente.
Durante la giornata sono stati presentati e sviscerati diversi approcci operativi: flusso tradizionale, percorso digitale e soluzioni ibride che integrano i vantaggi di entrambi i sistemi.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla distinzione tra edentulia recente ed edentulia di lunga data, evidenziando le differenze biologiche e comportamentali dei pazienti: i primi spesso meno adattabili richiedono un periodo di adattamento più complesso, dove il condizionamento dei tessuti e il supporto psicologico diventano parte integrante del trattamento, i secondi portatori di abitudini e compensi neuromuscolari richiedono un approccio personalizzato dove la duplicazione e l’analisi della vecchia protesi costituiscono un prezioso strumento diagnostico e di pianificazione.
L’incontro ha ribadito come la protesi totale resti una disciplina viva e in continua evoluzione.
Il progresso tecnologico non ha cancellato la tradizione, ma ne ha ridefinito i confini: oggi la vera sfida è integrare digitale e analogico in funzione delle necessità del singolo paziente.
Solo attraverso la collaborazione tra clinico e tecnico, e una valutazione realistica delle risorse disponibili, è possibile offrire riabilitazioni realmente funzionali, confortevoli e armoniche, restituendo al paziente una qualità di vita piena e stabile nel tempo. (Andrea Martina Montegrosso)

Andrea Martina Montegrosso


Dott. Alessandro Cucchi

Durante la quarta Serata In Amicizia, il Dott. Alessandro Cucchi ha presentato la sua relazione dal titolo: “Nuove prospettive nel trattamento dei difetti ossei orizzontali e verticali: dalla customizzazione alla biorigenerazione. Un intervento ricco di contenuti clinici e di tips operativi, che ci ha guidato attraverso le evoluzioni nel campo della rigenerazione ossea, con un focus particolare sulla personalizzazione digitale e sull’uso di biomateriali. 
Il Dott. Alessandro Cucchi ha aperto la serata affrontando il significato della rigenerazione ossea, che non si limita al ripristino di un volume, ma mira a ricreare un’anatomia funzionale, stabile e quanto più possibile simile a quella originaria.
La rigenerazione ossea, orizzontale o verticale, ha quindi lo scopo di recuperare ciò che è stato perduto — sia osso che tessuti molli — condizionando il sito per un risultato estetico e funzionale ottimale.
Attraverso casi clinici e articoli scientifici ha mostrato le possibilità odierne della tecnica GBR, sottolineando come la rigenerazione verticale, storicamente complessa, oggi possa raggiungere aumenti medi di 4,2 mm — e, in approcci differiti, arrivare anche a 10 mm. Tuttavia, le complicanze post-operatorie (esposizioni, infezioni) rimangono attestate intorno al 17%, e la scelta della tecnica giusta risulta cruciale per minimizzare i rischi.
Gli elementi fondamentali per il successo della GBR sono:

  • Stabilità dell’innesto
  • Assenza di micromovimenti
  • Sigillo ermetico tissutale

La GBR si dimostra versatile e affidabile, applicabile in contesti post-estrattivi, difetti orizzontali, verticali, singoli o su intere arcate.Inoltre grazie al digitale, alle tecnologie 3D e alla customizzazione dei device utilizzati nella GBR, riusciamo ulteriormente a minimizzare le complicanze e a rendere la tecnica più predicibile.
Con l’avvento del digitale, due approcci sono diventati imprescindibili:

  • Dispositivi customizzati (griglie personalizzate)
  • Chirurgia guidata protesicamente orientata

Le griglie in titanio customizzate, realizzate con tecnologie CAD/CAM, rappresentano il dispositivo ideale per la rigenerazione. Si adattano perfettamente all’anatomia del paziente, sono stabili, pronte all’uso e consentono di ridurre il numero di viti grazie alla loro passività intrinseca. Si può essenzialmente dire, che grazie a queste caratteristiche, tutto il volume che mettiamo nella griglia può diventare osso rigenerato. Anche le membrane in PTFE possono oggi essere customizzate, ampliando ulteriormente le opzioni cliniche e con risultati pressoché sovrapponibili a quelli delle griglie in titanio.
Infine è stato introdotto il concetto della biorigenerazione, ossia l’arricchimento dell’innesto osseo con agenti biologici capaci di migliorare la guarigione e la qualità del tessuto rigenerato, con particolare riferimento all’acido ialuronico arricchito da polinucleotidi. Questo ha come obbiettivo quello di :   

  • Accelerare la formazione del periostio
  • Incrementare la densità e la qualità dell’osso rigenerato
  • Aumentare la conversione dell’innesto in osso vitale

In conclusione, il dottor Cucchi ha delineato un approccio moderno, integrato e scientificamente fondato alla rigenerazione ossea in cui la combinazione tra tecniche chirurgiche affidabili, customizzazione digitale e biorigenerazione avanzata rappresenta oggi la frontiera per ottenere risultati predicibili, stabili e di qualità.
Il messaggio è chiaro: investire nella tecnologia e nella formazione è essenziale per offrire ai pazienti trattamenti rigenerativi sempre più efficaci, sicuri e personalizzati

Andrea Martina Montegrosso


Prof. Giulio Rasperini

Durante la terza Serata In Amicizia, ci ha raggiunti il Prof. Giulio Rasperini esponendo la sua relazione: Le attenzioni necessarie per una terapia implantare nel paziente parodontale. Ha offerto una panoramica chiara e concreta sull’approccio implantare nei pazienti parodontali, che si e’ snodata intorno ad un messaggio forte e diretto: curare e mantenere i denti naturali, quando possibile, è non solo più gratificante ma anche più sostenibile nel lungo termine. 
Una riflessione essenziale è che fare parodontologia significa impegnarsi, insieme al paziente, per mantenere la dentizione naturale il più a lungo possibile, garantendo stabilità funzionale ed una buona qualità di vita. È un percorso di cura che si costruisce nel tempo e che, come per malattie croniche quali il diabete, necessita di una presa di coscienza da parte del paziente e di una costante rivalutazione clinica.
Spesso, anche i casi che per molti clinici sarebbero disperati, di dentizione “terminale”, sono in realtà casi che con un piano di trattamento strutturato, motivazione del paziente e in alcuni casi supporto farmacologico (amoxicillina + metronidazolo), è possibile ottenere risultati stabili e soddisfacenti anche in situazioni complesse. L’intervento chirurgico arriva solo dopo una corretta igiene e motivazione del paziente e nel momento in cui i tessuti sono guariti e maturati. Il tutto, ovviamente, deve partire da una corretta diagnosi, effettuata secondo i criteri della nuova classificazione della malattia parodontale, che non può prescindere dalla cartella parodontale e da uno status radiografico. 
Sul fronte implantare il concetto fondamentale è che l’impianto non deve diventare un’alternativa comoda alla cura del dente. La valutazione va sempre fatta in chiave conservativa, e la scelta del momento e del tipo di impianto (attenzione alla superficie) deve essere ponderata. L’impianto deve essere l’estrema ratio, anche in virtù del fatto che ad oggi le patologie dei tessuti molli intorno ad elementi naturali sono curabili, intorno alla superficie implantare invece risultano molto meno predicibili ed a prognosi incerta. 
Il messaggio conclusivo della serata è stato forte e provocatorio, ma profondamente clinico: “Salvate i denti, è molto più divertente”. È un invito a non lasciarsi sedurre dalla semplicità apparente degli impianti, a non sottovalutare il valore biologico della dentizione naturale e a tornare a una parodontologia che sia non solo curativa, ma anche educativa e collaborativa.

Andrea Martina Montegrosso


Dott. Alessandro Pezzana
Dott. Simone Valsania

Durante l’ultima serata di aggiornamento i dottori Alessandro Pezzana e Simone Valsania hanno riportato la loro esperienza clinica con una relazione dal titolo: Dalla IV classe all’intero sorriso con tecniche dirette. Protocolli di esecuzione.
Abbiamo avuto la possibilità di approfondire l’impiego dei compositi nelle riabilitazioni estetico-funzionali, sottolineandone la versatilità e l’evoluzione nel tempo. Oggi, infatti, questi materiali offrono soluzioni efficaci sia per restauri diretti di singoli elementi sia per piani di trattamento complessi interdisciplinari, con coinvolgimento parodontale e protesico.
Come spesso abbiamo visto, l’adesione rappresenta il cardine dell’odontoiatria moderna, permettendo di ottenere restauri minimamente invasivi, estetici e funzionali, ma richiede il rispetto di protocolli precisi per garantire predicibilità e successo a lungo termine.
Gli aspetti fondamentali sono una corretta diagnosi e protocolli operativi rigidi. La scelta del trattamento è influenzata dalla presenza o meno di smalto: in presenza di smalto, l’adesione è la tecnica di riferimento; in assenza di smalto, si rende necessaria una strategia protesica con ritenzione meccanica.
​Nel caso in cui si posso fare adesione si deve procedere con una accurata analisi del paziente per valutare quelle che sono le caratteristiche del paziente e degli elementi che dobbiamo trattare ed i principi estetici e funzionali oggettivi che dovremmo ricercare.
Sono stati discussi vari scenari clinici, tra cui restauri di IV classe, chiusura di diastemi, gestione di denti conoidi e trattamento di lesioni non cariose al di sotto della CEJ. In quest’ultimo caso, la decisione terapeutica dipende dall’interessamento della sola corona o anche della radice, richiedendo rispettivamente il ripristino della morfologia originale o la creazione di un nuovo profilo di emergenza che doni naturalezza e sostegno ai tessuti molli. Particolare attenzione è stata posta alla gestione dei margini subgengivali e alla corretta preparazione dei tessuti per garantire il successo a lungo termine del restauro. 
Dal punto di vista operativo, si è sottolineata l’importanza della forma e della simmetria come elementi primari dell’estetica dentale, seguiti dalla tessitura superficiale, che gioca un ruolo chiave nel mascherare eventuali imperfezioni cromatiche. Il valore cromatico del composito è stato identificato come il parametro più rilevante nella percezione del colore, aspetto che evidenzia la necessità di una stratificazione mirata delle masse e di una corretta lucidatura.
Oltre a questo sono sono stati condivisi numerosi tips and tricks per ottimizzare la gestione del composito, come:
Utilizzo di biselli smaltati nelle classi IV per migliorare l’integrazione cromatica.
Applicazione del protocollo adesivo per ridurre la sensibilità.
Polimerizzazione finale sotto glicerina per eliminare la dispersione dell’ossigeno e migliorare la stabilità del restauro.
Questa serata di aggiornamento conferma  come il composito, se utilizzato con metodo e precisione, possa rappresentare un’arma estremamente versatile nella pratica quotidiana, offrendo soluzioni predicibili e durature anche in casi complessi.

Andrea Martina Montegrosso


Dott. Alessandro Agnini
Dott. Andrea Agnini

I dottori Agnini ci hanno presentato una panoramica ampia su quello che oggigiorno la tecnologia digitale consente nel campo delle riabilitazioni full-arch e di come questo mondo sia in costante evoluzione, sottolineando però gli aspetti che sono tradizionali ed in comune con il metodo analogico. Nonostante il digitale si integri perfettamente, e anzi agevoli sotto molteplici punti di vista, i trattamenti, l’approccio al paziente rimane un approccio tradizionale, a 360 gradi, che richiede attenzioni e conoscenze non sono delle problematiche cliniche, funzionali, estetiche ma anche e soprattutto psicologiche.  
Il digitale può aiutarci aumentando standardizzazione e predicibilità dei trattamenti, ottimizzando l’efficienza clinica e le tempistiche e anche facilitando la comunicazione con il paziente ma non può sostituire un solido background clinico.
Ogni trattamento parte dall’analisi del paziente e dalla raccolta dati e successivamente si passa alla progettazione, alla comunicazione con il paziente, alla realizzazione ovvero alle fasi operative del piano di trattamento. La tecnologia digitale è un potente strumento a nostra disposizione in ciascuna di queste fasi, cliniche e non; i principali vantaggi includono: aiuto nella diagnosi e progettazione, standardizzazione dei protocolli, ottimizzazione dei tempi, riduzione degli errori, miglior comunicazione interdisciplinare all’interno del team, miglior comunicazione con il paziente di conseguenza miglior comprensione del paziente con quindi aumento del valore della terapia proposta. 
Partendo dal paziente si può seguire un metodo 100% digitale che comincia dalla raccolta di foto, video e scansioni; prosegue con la pianificazione virtuale, nella quale possiamo anche permetterci di sbagliare “a costo zero” ed analizzare tutte le sfaccettature o le possibili complicanze, alla realizzazione del progetto con la chirurgia guidata, con dime metalliche avvitate che consentono di guidare ogni fase operativa, fino ad arrivare alla finalizzazione del full-arch completamente in digitale. 
Non è però tutto oro quello che luccica, come nel mondo analogico anche il mondo digitale è immenso, variegato ed in continua evoluzione e la curva di apprendimento non è rapida. Dobbiamo ricordarci che il digitale è uno strumento e come tale bisogna imparare ad usarlo; i dottori Agnini sottolineano come una delle variabili più importanti, al di là dei limiti anatomici, sia proprio l’esperienza dell’operatore e la scelta  delle tecniche e dei materiali (come può essere la scelta di scanbody errata o in tecnica di scansione non adeguata). 
Per avvicinarci al take home message è bene evidenziare la necessità di sinergia tra conoscenze chirurgico-protesiche digitale e tradizionali analogiche per poter valutare criticamente ed integrare i dati raccolti in digitale. 
In conclusione, l’implantologia full-arch in epoca digitale rappresenta una straordinaria opportunità per migliorare la qualità delle cure, ma richiede un approccio integrato che unisca competenze cliniche, tecnologiche e relazionali. La tecnologia non è un punto di arrivo, bensì un percorso di evoluzione continua che consente di affrontare le sfide cliniche con maggiore consapevolezza e sicurezza.
Messaggio finale di questa stimolante conferenza: la tecnologia digitale è un’evoluzione, un viaggio, e non una destinazione.

Andrea Martina Montegrosso