PROSSIMO EVENTO: 16 marzo 2026
Prof. Santo Catapano
Protesi fissa senza viti, realtà o immaginazione? Evidenze cliniche e scientifiche
Il secondo appuntamento con le serate SIA, in programma a Genova martedì 16 marzo 2026, vedrà come relatore il Prof. Santo Catapano, con una relazione dedicata ai sistemi di ritenzione senza viti (easy-fix) e riabilitazioni full arch su impianti.
Le riabilitazioni full arch su impianti rappresentano una opzione terapeutica altamente predicibile sia nei soggetti edentuli o sia nei soggetti con dentatura terminale. Altresì tale tipo di riabilitazione sono soggette a complicanze biologiche e meccaniche. Le prime tra le diverse cause responsabili di perinplantite si può riconoscere la presenza di residui di cemento; mentre per le complicanze meccaniche queste possono essere legate alle sollecitazioni che il framework e in particolare gli abutment intermedi e le viti protesiche subiscono durante la funzione. Infatti, le più frequenti complicanze meccaniche si hanno a carico di quest’ultime quali perdita di torque, perdita di ritenzione e frattura della vite stessa. In questo ambito riabilitazioni che non prevedono l’uso di viti protesiche come Easyfix possono rappresentare una soluzione semplice e predicibile che mettono a riparo il clinico dalle suddette complicanze.
Prof. Santo Catapano
Professore Universitario di Protesi Dentaria I, II e III presso il Corso di Laurea di Odontoiatria e Protesi Dentaria della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Ferrara.
17 febbraio 2026
Dott. Roberto Abundo
Terapia anti-infettiva non chirurgica della parodontite e della perimplantite
Il nuovo ciclo di Serate In Amicizia è stato inaugurato dal Dott. Roberto Abundo che ci ha omaggiato con una bellissima relazione dal titolo: “Terapia anti-infettiva non chirurgica della parodontite e della perimplantite”, affrontando un tema centrale nella pratica clinica quotidiana e di crescente rilevanza alla luce dell’aumento delle riabilitazioni implantari.
La relazione ha posto al centro il ruolo fondamentale della terapia non chirurgica come base imprescindibile per il trattamento delle patologie parodontali e perimplantari. La parodontite rappresenta infatti una delle malattie croniche più diffuse nella popolazione adulta, con una prevalenza complessiva che raggiunge il 30–45%, e costituisce una delle principali cause di perdita degli elementi dentari. In questo contesto, l’obiettivo primario del clinico deve rimanere la preservazione dei denti naturali, attraverso un corretto inquadramento diagnostico, il controllo dell’infezione e un programma di mantenimento rigoroso.
Il Dott. Abundo ha sottolineato come la malattia parodontale sia una patologia infettivo-infiammatoria multifattoriale, determinata dall’interazione tra biofilm batterico, suscettibilità individuale e fattori di rischio sistemici e comportamentali. La terapia causale non chirurgica rappresenta il cardine del trattamento e si articola in diverse fasi, che comprendono motivazione e istruzione del paziente, strumentazione sopra- e sottogengivale e rivalutazione clinica. In molti casi, una corretta ristrumentazione dei siti residui consente di ottenere la risoluzione dell’infezione, riducendo significativamente la necessità di ricorrere alla chirurgia.
Sono stati inoltre presentati approcci tradizionali e innovativi, tra cui tecniche minimamente invasive come la MINST (Minimally Invasive Non-Surgical Therapy), che consentono di ottenere risultati clinici sovrapponibili a quelli chirurgici, con maggiore conservazione dei tessuti e minore invasività per il paziente. È stato evidenziato come l’efficacia del trattamento dipenda in modo determinante dalla qualità della strumentazione, dall’accesso ai siti e dalla compliance del paziente, sottolineando il ruolo centrale della terapia di supporto nel mantenimento dei risultati nel lungo termine.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla gestione degli impianti nei pazienti parodontali. È stato ribadito come l’infezione non distingua tra denti naturali e impianti e come i pazienti con storia di parodontite presentino un rischio maggiore di sviluppare complicanze biologiche implantari. In questo contesto, l’impianto non deve essere considerato una soluzione alternativa più semplice, ma una scelta terapeutica che richiede una corretta selezione del paziente e un rigoroso controllo dell’infezione.
La serata, arricchita dalla presentazione di numerosi casi clinici, ha fornito ai partecipanti un razionale clinico chiaro e concreto per affrontare la gestione delle patologie parodontali e perimplantari nella pratica quotidiana. Il messaggio conclusivo ha ribadito come la terapia non chirurgica rappresenti il fondamento del trattamento e come la chirurgia costituisca un perfezionamento dei risultati ottenuti, il cui successo a lungo termine dipende sempre dal controllo dell’infezione e dal mantenimento nel tempo.
Andrea Martina Montegrosso

















